Un anno carico di nuovi progetti!

L’apertura di questo sito dedicato ai flauti nativi americani rappresenta per me un nuovo inizio o, meglio, un nuovo percorso che ha l’obiettivo di condividere la passione per uno strumento a mio avviso magico ed unico.

Fin da quando ero piccolo la musica per me ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita. Ricordo che ascoltavo già da piccolissimo centinaia di cd di musica classica e musica antica, affascinato dal suono di quegli antichi strumenti del passato.

Studiai poi un po’ di musica e presi lezioni private di pianoforte e di violino, senza mai però trovare grande soddisfazione né capire perché, pur amando così tanto la musica, non riuscissi a sentirmi realmente a mio agio con questi strumenti che pure mi avrebbero consentito di riprodurre le sonorità che ascoltavo quotidianamente.

Dopo tanti anni venni a contatto, quasi per caso, con gli strumenti a fiato, in particolare con l’ocarina, un flauto globulare di terracotta dal timbro pastorale e “antico” che scoprii visitando una fiera medievale ad Urbino. Imparando a suonare l’ocarina capii cosa volesse dire essere realmente “in sintonia” con uno strumento e sentirlo “mio”.

Trovandomi a mio agio con l’ocarina e in generale con gli strumenti a fiato, successivamente provai ad acquistare il mio primo flauto in stile nativo americano. E lì fu letteralmente amore a prima vista, anzi, a primo “fiato”!

Il flauto nativo americano rappresenta per me non solo uno strumento per “fare musica” ma per dare voce ai suoi della mia anima. Se con tutti gli altri strumenti musicali ho avuto sempre un rapporto “da musicista”, con il flauto nativo americano ho scoperto una connessione musicale completamente diversa.

Spesso, quando cerco di spiegare questo rapporto alle persone che assistono alle mie esecuzioni pubbliche, dico che il flauto nativo americano non è uno strumeto nato per suonare la musica che si conosce ma per suonare la musica che NON si conosce.

Può sembrare un’affermazione retorica o un po’ criptica ma a mio avviso esprime bene quello che provo quando suono questo strumento.

Fin da quando siamo piccoli ciascuno di noi viene abituato ad ascoltare la musica composta dagli altri. Ascoltiamo quella musica per anni e anni, tanto che alla fine diviene il nostro linguaggio musicale abituale.

Eppure questa pratica di ascolto passivo o comunque la pratica di riprodurre solo ciò che conosciamo, ci porta ad ignorare la musica e il linguaggio musicale che abbiamo dentro e che è solo e soltanto nostro. La musica che “non” conociamo è, al contrario, è quella che ciascuno di noi ha dentro da sempre e che aspetta solo di essere tirata fuori.

Dovremmo smettere di essere solo dei consumatori di musica e diventare piuttosto dei creatori di musica. E per fare questo non occorre studiare per anni al conservatorio o avere chissà quali abilità. La musica e i suoni che cerchiamo sono già dentro di noi. Occorre solo trovare il modo di veicolarli verso l’esterno. E il flauto nativo americano è lo strumento perfetto per farlo perché grazie all’utilizzo di scale musicali “esotiche” come la pentatonica minore e al particolare timbro sonoro tipico di questo strumento ci insegna ad utilizzare un linguaggio musicale differente da quello a cui siamo abituati e a pensare non in termini di “note” ma di “suoni”.

Suonare il flauto nativo americano diventa quindi un vero e proprio viaggio alla scoperta di noi stessi, dei suoni della nostra anima. Quando si soffia nella canna di questo tipo di strumenti, ci si cala in una meditazione profonda nella quale si ritrova la connessione con se stessi e con tutto l’universo.

Un vero e proprio viaggio sonoro nel “qui e ora” dove il suono prodotto dal flauto, attraverso il proprio respiro, si fonde con la voce del vento attraverso le fronde deli alberi, con i versi degli uccelli o lo scorrere dell’acqua lungo le rocce di un torrente o la la cresta di un lago.

E’ più facile provare questa esperienza che descriverla. Ma quando la si prova, si sente di non poterne più fare a meno perché ci si connette con la vera realtà del proprio spirito e della natura. Non si suona più per gli altri, si suona per sé stessi. Non si suona più imitando o riproducendo la musica che abbiamo ascoltato per anni, ma si inizia a suonare la musica che abbiamo dentro dando voce alla propria anima.

Avendo sperimentato io stesso tutto questo e gli enormi benefici fisici che questa pratica produce, ho ritenuto fosse giusto condividere questa esperienza con tutti coloro che sentono il bisogno di esplorare, attraverso il suono di questi strumenti, la propria dimensione spirituale.

“La Voce del Vento” non è quindi solo un sito web ma un portale dove inziare un viaggio alla scoperta di se stessi attraverso il suono dei flauti nativi. Nelle prossime settimane vi troverete articoli e video dedicati a chi vuole conoscere e iniziare a suonare questi strumenti da noi ancora poco conosciuti. Ma soprattutto, nella sezione “Eventi” troverete un calendario di iniziative live, dai concerti con le piante, a eventi di meditazioni sonore nei boschi, a cui potrete partecipare per vivere di persona delle incredibile esperienze sonore e spirituali.

In questo viaggio non sarò solo, ma sarò accompagnato da tanti amici e amiche che condividono la passione per il suono, per la meditazione e la ricerca spirituale.

Se anche tu vuoi unirti a noi in questo viaggio, non ti resta che seguire le attività tramite questo e gli altri siti amici collegati segnalati hella Home Page.

Se vuoi rimanere aggiornato sui prossimi eventi che organizzeremo, ti suggerisco di iscriverti al Canale Telegram “Il Sentiero del Suono” che ho creato con l’amico Andrea Spadoni.

Buon viaggio quindi a tutti noi e…buona musica con i flauti nativi americani!

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